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Amianto

Fonte: Quadro di riferimento ambientale - Tomo 2 di 3


4.11.1.3 Amianto
Per l’eventuale dispersione di fibre di asbesto in aria ambiente non esistono ipotesi numeriche cui fare preciso riferimento.
Va comunque sottolineata la presenza di rocce potenzialmente contaminate da presenza naturale di vene asbestiformi (ofioliti, pietre verdi e serpentiniti) che possono determinare durante le fasi di scavo e movimentazione di materiale di risulta una contaminazione ambientale in aria e su superfici di entità non trascurabile.
I sistemi di presidio previsti nel progetto di realizzazione degli scavi determinano una rilevante mitigazione del rischio sia in fase di generazione dell’inquinante in questione, sia in fase di propagazione dello stesso.
Il rischio da esposizione della popolazione generale non può essere del tutto scongiurato dal mantenimento di livelli di contaminazione al di sotto di quanto previsto dalle norme quale criterio di restituibilità delle strutture boinificate fissato in 2 ff/cc misurate in Microscopia Elettronica a Scansione (SEM) o di 20 ff/cc misurate in Microscopia Ottica a Contrasto di fase (MOCF) (DM 6/9/94).
Tale livello infatti non è risultato cautelativo per gli effetti neoplastici a carico della pleura nelle popolazioni professionalmente esposte, a riprova di quanto appena affermato basti ricordare che il legislatore ha dovuto “bandire” l’asbesto da qualsiasi forma di estrazione, commercializzazione ed utilizzazione di questo materiale (Legge 257 del 1992).
Dall’esame delle cause di mortalità per neoplasie maligne a carico della pleura si evince che in 5 Comuni dei 24 qui considerati si sono già potuti osservare alcuni casi di “mesotelioma pleurico” (in 4 casi solo negli uomini: Bussoleno, Caprie, Condove, Sant’Antonino di Susa; mentre in un solo caso nella popolazione femminile: San Giorio di Susa).
I casi sopra menzionati e verificabili nelle allegate tabelle di mortatilità per comune sono tuttavia tutt’altro che direttamente riconducibili a cause di esposizione ambientale certa, in quanto la prevalente occorrenza nel sesso maschile e la contestuale presenza di realtà industriali a “possibile” presenza di materiali contenenti amianto nel ciclo tecnologico produttivo, porterebbe anche a non escludere la natura professionale della patologia in questione.
L’esigua consistenza della popolazione considerata nei Comuni interessati, porta ad esaltare ancor di più qualsiasi variazione, ma soprattutto quelle in aumento, delle patologie rare quali il mesotelioma da ricondurre alla presenza di materiali contaminati da amianto e relative dispersioni accidentali in aria ambiente.

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